Spazio per chi vuole lasciare un commento e fare proposte per il "futuro".

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Commenti: 9
  • #1

    Antonino Marù (sabato, 09 luglio 2016 09:09)

    Gli Enti pubblici hanno esternalizzato tanti servizi, (trasporti, spazzatura, gestione acque, assistenza anziani, assistenza disabili, tanto per fare qualche esempio), sarebbe ipotizzabile la gestione del Servizio di Osservazione e Trattamento, da parte di una associazione di categoria, accreditata al Ministero?
    Cioè in assenza di personale interno il Ministero, indice un bando per laffidamento quadriennale del Servizio ad una associazione di categoria che abbia determinati requisiti per poter partecipare. Così come si fa per tanti servizi comunali.
    L'associazione oltre a garantire la qualità delle prestazioni, (competenza e conoscenza) farebbe formazione continua ai suoi operatori ma anche al personale degli istituti penitenziari, organizzerebbe seminari e convegni cittadini, finalizzati alla prevenzione della devianza sociale.
    Il servizio sarebbe quindi esteso, oltre che alla popolazione detenuta, al personale di polizia penitenziaria e loro sanno bene il disaggio psichico di questi soggetti (quanti suicidi si contano ogni anno rispetto ad altri comparti ministeriali).
    Certo il Ministero dovrebbe rinunciare al potere della gestione delle raccomandazioni!
    Giovani e sgallettatte colleghe avrebbero vita difficile, in quanto il principio sarebbe la competenza e non l'avvenenza. Lo dico non volendo offendere nessuno, ma con la consapevolezza che "italiani siamo". Siamo troppo condizionati dalla realtà che dice " senza un padrino, non vai da nessuna parte!"
    Questo il mio pensiero libero.

  • #2

    Francesca Menegoi (domenica, 10 luglio 2016 19:03)

    La sentenza si commenta da sola perché è un insulto al buon senso. L'avvocato accenna a "pressioni sul ministero" che potrebbero essere costituite dall'ipotesi dei ricorsi individuali al giudice del lavoro.
    Mi chiedo poi se esista una strada percorribile con la polizia penitenziaria, per un sostegno psicologo rivolto anche a loro oltre che alla popolazione carceraria.
    E' importante che la nostra situazione venga conosciuta il più possibile, magari con l'intervento dei garanti per i diritti dei detenuti .
    Sarebbe bello se si tornasse al principio della competenza.

  • #3

    Anna Buratti (martedì, 12 luglio 2016 15:55)

    Mi sembra che sia venuto il momento che la nostra situazione lavorativa debba essere conosciuta dalla cittadinanza; sia simbolicamente "URLATA". Credo che siano molte le persone che, informate della sorte lavorativa che ci aspetta, ingiustamente decisa dai nostri "capi", possano sostenere e perché no, dare una mano creativa, per trovare una via di uscita. La mia proposta: preparare una petizione via Change.org o simili.

  • #4

    oriana iannò (martedì, 12 luglio 2016 22:40)


    Condivido quanto suggerito da tutti voi ed aggiungo che bisognerebbe anche informare la Comunità Europea ( CEDU ) di come le BIZZARRE strategie adottate dal DAP ( per evitare cause di lavoro ) oltre mortificare la nostra professionalità, rischiano di condizionare o comunque di rallentare, percorsi trattamentali dei detenuti nostri assistiti.

  • #5

    Francesca Menegoi (giovedì, 14 luglio 2016 11:54)

    Se lo spauracchio del DAP sono le possibili cause di lavoro allora bisognerebbe farle in massa. La bizzarria non e' solo della circolare del 2013, ma anche di una sentenza di cassazione che la avvalla, convalidando il principio di una rotazione legittima che viene presentata come garanzia di preparazione e " scientificità". Se questo principio e' così importante per quale motivo solo la nostra figura professionale ne subisce l'attuazione?

  • #6

    Maria Rosaria Fistetto (domenica, 31 luglio 2016 14:19)

    Cari colleghi della regione Puglia, non possiamo permettere che tutto l'impegno e la sensibilità profuse in un lavoro così complesso e delicato come il nostro vengano distrutte da questa anomala sentenza. Per favore organizziamoci attivamente per condurre un'azione legale mirata alla salvaguardia della nostra dignità e di quella delle persone di cui ci prendiamo cura.

  • #7

    Ludovico Grasso (lunedì, 01 agosto 2016 09:41)

    Da sempre ritengo che la pur giusta vertenza sulla rinnovabilità in realtà nasconda il vero problema: quello relativo agli onorari. Si vuole a tutti gli effetti ridurre il rapporto con gli psicologi a termini libero professionali? E quale committente, in tale contesto, si permetterebbe mai di imporre un proprio tariffario?

  • #8

    Nicoletta De Stefano (mercoledì, 17 agosto 2016 11:02)

    Faccio parte dei nuovi esperti a rotazione. Sono stata da subito, sin dal principio di questa esperienza, sin dalla partecipazione all avviso pubblico, molto dispiaciuta per i colleghi che avevano maturato molti anni di esperienza e che sono stati esclusi dalle successive selezioni. Il dispiacere si allarga alla categoria professionale intera che non viene stabilizzata questa volta non dalla piccola cooperativa sociale, ma dal Ministero della Giustizia. Eppure la prestazione e professionale dello psicologo è utile e necessaria in molti ambiti del settore. Servizio nuovi giunti, area trattamentale, osservazione e valutazione della personalità, sostegno psicologico, presa in carico e prevenzione rischio suicidio ecc. Ho seguito con interesse il ricorso, sperando in un reintegro dei colleghi e valutando l ipotesi della medesima strada anche per la nuova ondata di esperti ex art 80. Leggere invece che la "rotazione" risulta il motivo cardine per cui la categoria viene misfrattata mi da da pensare. Non dovrebbero gli stessi ragionamenti portare alla rotazione di altre categorie professionali quali ad esempio gli assistenti sociali? I giudici? I poliziotti penitenziari? E che valore viene dato all esperienza maturata nel settore e alla formazione maturata?

  • #9

    Giovanna Biagetti (giovedì, 10 agosto 2017 16:39)

    Credo anche io sia importante fare qualcosa quanto prima. La petizione potrebbe essere firmata da tanti operatori, psicologi e gente comune che crede nel nostro lavoro. Un testo semplice ma efficace per far valere la nostra professionalità. Occorre anche interessare gli ordini regionali degli psicologi e non solo il nazionale.

UN PORTALE PER LA PSICOLOGIA PENITENZIARIA

Con questo sito, che tenta di essere un portale informativo sulla psicologia penitenziaria, vogliamo creare uno spazio di incontro per la comunità degli psicologi penitenziari. (continua)

NOVITA' BIBLIOTECA

Pietro Buffa,

UMANIZZARE IL CARCERE

Diritti resistenze, contraddizioni ed opportunità di un percorso finalizzato alla restituzione della dignità ai detenuti

Laurus Robuffo Editore, Roma 2015, pp. 208.

Luigi Manconi, Stefano Anastasia, Valentina Calderone, Federica Resta, ABOLIRE IL CARCERE Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini, Chiarelettere, Milano 2015.

Bruni A. (a cura di), Psicologi "dietro" le sbarre. Appunti di psicologia penitenziaria, Simple Edizioni, Macerata 2013.

Ristretti Orizzonti: Libri: Psicologi "dietro" le sbarre(link).

Per ordinare il libro rivolgersi alle Edizioni Simple o alle librerie on line (IBS, Webster, Mondadori, Libreria Universitaria, Deastore, Amazon, ...).

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Aggiornamenti quotidiani da e sul carcere. "clicca qui"

"Detenuti ed operatori travolti da un insolito destino" appello al Presidente della Repubblica del 6 febbraio 2013. Per firmare cliccare qui o inviare una mail a bruni.a@libero.it

Firme al 29 maggio 2013: n. 745

Firme al 2 gennaio 2014: 768

Per leggere il testo dell'appello cliccare qui

1. Prime  adesioni

2. Altre adesioni

OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE

L'Osservatorio è promosso da Radicali Italiani, “Il Detenuto Ignoto”, “Antigone”, "A Buon Diritto”, “Radiocarcere”, “Ristretti Orizzonti”.

FORUM SALUTE CARCERE

Forum nazionale per il diritto alla salute delle persone private della libertà personale - Onlus, c/o Ufficio del Garante detenuti Lazio, via Pio Emanuelli, 1 - Roma

e-mail: forumsalutecarcere@libero.it

Psicologia penitenziaria in:

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